There’s no reason to give up.

Si tratta d’un vecchio pezzo, chi lo ricorda lo conosce e viceversa. Si montava in macchina come le zebre si lanciano in una pozza di fango quando il sole è allo zenit e si partiva senza troppi pensieri con le tasche piene d’aspettative. Al bancone s’ordinava birra in pinte. Porto, se proprio era una di quelle sere. Pochi istanti e qualche sigaretta più tardi il soundcheck finiva ed eravamo già tutti ubriachi da fare schifo. Un giro di boa e via in pista, pronti ad accogliere i lividi viola, toppe di carne sulla nostra carne. In fondo alla notte il letto fresco e le lenzuola stirate attendevano le nostre stanche membra e dormivamo come se il domani effettivamente non dovesse arrivare mai. Poi era un altro giorno e ci si cambiava colore ai capelli.

Pochi istanti di vita ti separano da un capitolo all’altro, come quel sottile lembo di pelle che certe persone hanno tra il lobo e la faccia. Come l’ultimo pezzo di carta che il coltello lacera ad una busta non affrancata. Come i piedi palmati di Waterworld. Come l’occhio azzurro di chi ti ha amata. Come le parole sulle pagine rotte di un diario che hai perso.

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