Fuori dalla finestra è buio.

Fuori dalla finestra è buio. E la luce racconta qualcosa di cui non si può parlare. Non c’è vento e non c’è calma. C’è piatta voglia di vivere, lontano da ciò che il piatto offre. Sempre a cena la stessa minestra. Ingredienti che il tempo mischia quasi fossero coriandoli. Strappati da un pezzo di vecchio giornale ricordo che un tempo, c’era un tempo per cui spavento valeva davvero il senso della parola. Un tempo in cui non importava ch’incontravi perchè potevi tenerlo stretto comunque. Ora la testa ragiona rigida. Le membrane s’articolano strette e secche e non c’è margine d’errore solo un piccolo scalino sul quale fermarsi a respirare un’aria nuova, fatta di sete d’alcool dolce e parole lanciate al vento recuperate dietro l’angolo con un retino, con un laccetto. Accendo una sigaretta e penso che è scomodo scrivere fumando. Ad ogni boccata il flusso mi scivola tra le mani fumo negl’occhi che arriva presto, troppo presto e costringe le mani a strofinare via ciò che. Ciocche di capelli tra le dita e tanti occhi tutti in fila attendono di dirti e darti cose di cui non t’importa nulla se non la voglia di rimandarle indietro, così di corsa, così facendo, così. Fuori dalla finestra è buio. E la luce racconta cose di cui non si può parlare.

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