Somethin’s changing.

Ti accorgi che qualcosa è cambiato nel momento in cui ciò che era, non assomiglia più a ciò che è, nemmeno nel ricordo flebile e riflesso allo specchio dei tuoi pensieri. Ti accorgi che qualcosa sta cambiando quando osservando il mondo fuori dal finestrino della macchina in corsa, qualcosa cattura il tuo sguardo in maniera più persistente ed è proprio lì, che scopri una diversa attenzione, una diversa carica d’attrazione. Una polarità che s’inverte, che chiama a sè la vita calamitandola come un braccio meccanico attira a sè un’auto da rottamare. Ques’istante di preciso e particolareggiato godimento intellettuale è la finestra sul mondo nuovo che stai per salutare. Le scarpe da running che indossi per calpestare la strada nuova che stai percorrendo. Una sensazione che t’accompagna dal mattino, quando lavandoti i denti somigli più ad un grafico d’economia che ad una persona, fino alla sera, quando infilando i pantaloncini grigi per dormire senti le coperte leggermente più fresce e abbracciando il cuscino ti scappa una smorfia che finalmente assomiglia ad un sorriso. Lascia che ogni cosa ti scivoli addosso come oro colato. Veloce o presto che sia, che te l’abbiano detto o meno, sotto i piedi ti sfreccia una strada di gomma nera come un tapis roulant con troppe deviazioni. Ma questa volta non è come correre davanti al muro o fronte mare dietro al vetro della MSC. Non è proprio la stessa cosa. L’inversione di sensazione investe tutto come in una clip di Lily Allen. D’un tratto, tornano in mente i passaggi migliori dei libri più belli che hai letto. Le strofe migliori delle cazoni che più hai amato. I colori più belli, nelle giornate che un giorno ti sembravano le più brutte. Perdersi tutto questo sarebbe come scegliere di vivere in una cantina per paura che il mondo finisca. Ma senza l’orgia danzante di “Till the world ends”. Sarebbe come convincersi che fuori è giorno quando invece è notte fonda. Uscire in strada per comprare il latte, trovare chiuso l’alimentari e prendere a calci il marciapiede per la rabbia ed il torto che t’hanno fatto. Sarebbe come non notare la differenza nelle espressioni della gente, quando ti parla. Sarebbe come fingere di non notare le proprie, quando il fastidio sopraggiunge. Sarebbe come soffiare su un castello di mattoni e riuscire a farli cadere, rovinosi, come fossero carte.

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