Bicchieri.

Nell’aria il sentore che qualcosa sta cambiando. Nell’aria, il colore. Qualcosa è cambiato. In testa, il pensiero fisso di un processo ormai iniziato. Non ancora, non ora, per ora. Nel cuore, la paura di un giorno diverso da ieri. Di un posto diverso da quello. Di un viaggio iniziato per sempre. Come ogni ciclo, anche l’inizio di una nuova settimana regala consigli e dispensa pareri, sempre più amari. Si sa, i piedi stanno per terra quando è ora di ricominciare. Si cammina a pochi metri da terra solo quando pensare, è l’ultimo dei pensieri. Ricordo la pelle del sedile passeggero, le poche volte che vi ho poggiato il sedere. Ricordo sguardi fuori dal finestrino. Il guardrail che sfreccia sotto i miei occhi. Destinazione: dove vi pare. E poi l’asfalto di un parcheggio e desiderio di fare pipì. Subito. Forse tra quelle macchine? Sicuro non fuori dal finestrino. No, forse aspetto. Aspetto che entro, poi magari c’è coda, e chissà quanto lunga, ma alla fine, la tratterrò? Problemi. Ricordo impacciati movimenti al banco, prima di lasciare vita propria alle gambe. Compartimenti stagni di carne e sangue che vanno, ognuno, dove vogliono. Il cuore, su per le scale. La testa, giù per le scale. Le gambe, sotto la cassa. Le braccia. Beh, le braccia lasciamo stare. E poi parole e discorsi. Pensieri e parole. Parole e parole. Bicchieri. Cubetti di ghiaccio. Labbro screpolato. Ferita sottile. L’energy drink che mette le ali.

Bicchieri.

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