Homeless answers.

Con tutte le sue frasi dette e tutte quelle non dette. Con tutte le scenate fatte e quelle non fatte. Tu resti dove sei, mentre cambia l’interlocutore. A sua volta egli pensa la stessa cosa di te. Al mattone che ti sta a destra, a quello che ti sta a sinistra. I libri sullo scaffale. Domani al posto di King in fianco avrò la Parodi. Settimana prossima forse Bourdain e poi ancora Exupery. Ma non capita mai d’avere a sinistra Marx e a destra la bio di Mussolini. Ergo, difficilmente accade tutto nel giusto momento e spazio. Il luogo ed il tempo non si chiamano mai per mettersi daccordo. Così si ritrovano uno a bere un Custoza in via Pallone, l’altro una birra al Saval. Si chiamano al telefono ma quello di uno non prende e quello dell’altro è occupato, nell’istante in cui il primo riceve campo. Viceversa, alle 20 non vendono più ricariche e la cabina è stata divelta. Tempo e luogo sono amici per la pelle, si piacciano da morire e si conoscono da sempre, ma non si incontrano mai del tutto. Il bello, è accorgersi di quando ci riescono. Loro non lo sanno. Quando lo fanno sono sempre sull’orlo del coma etilico ma puoi farlo tu, sempre che non ti ritrovi nella stessa alcolica ed irreversibile situazione. In quel momento sono due luci distinte ed unite in mezzo alla strada e riempiono tutto. E’ il momento in cui senti che sei felice anche pur non sapendo bene come mai. Proprio per questo motivo, non fai domande. Ne a te ne a nessuno. Le domande fanno male e le risposte finiscono il lavoro dai quesiti iniziato. Ma farsele a volte è dovere e la risposta non va cercata poi tanto. Spesso è lì sul tavolino di fianco al telecomando. Sul divano buttata insieme alla felpa. Sul davanzale in fianco al posacenere, in ingresso sopra le chiavi. Basta vederla, la risposta. Stringere denti e culo e guardarla in faccia. Familiarizzarci. Poi allungare una mano e lasciarla salire. Le prime volte agiterà la coda come un’iguana in viaggio su un cargo da 12 ore. Dentro una scatola con quattro buchi per l’aria. Agiterà la coda frustando l’aria. Poi passerà ai morsi. Poi alla diffidenza, quindi si chieterà. Al punto da fare le fusa. Al punto d’esserti grata del cibo nella ciotola. Al punto da diventare tua realtà personale, la risposta a tutti i tuoi dubbi. La soluzione del rompicapo. Adottare una risposta comporta molto impegno. Lo sforzo compiuto, nell’addomesticarla e mantenerla è significativo. Ma se in fondo se ne comprende la soddisfazione, racchiusa in tale sforzo, e quanta gratificazione esso possa portare beh, adottare una risposta è forse il modo migliore per scegliere di vivere davvero i proprio giorni. In pace con loro e con il resto di tutto. Diciamo che col farsi domande, si è certamente a metà strada e al canile non chiederanno referenze.

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