E’ un piacere. Il riflesso del mio stato d’animo.

E’ un piacere.

E’ un piacere sapere che la vita continua a scorrere anche quando la si vorrebbe imbrigliare, fermare, schiacciare come si fa con una zanzara sul muro e vivere quell’interminabile momento di piacere scaturito dalla fine del ronzio. E’ un piacere sapere che le persone, non importa quando e come le incontri, non importa se e quando le chiami. Loro arrivano, non bussano, entrano, si buttano sui divani, poggiano i piedi sul tavolino del salotto e fumano sigarette spegnendole sui cuscini bianchi. Aprono il frigorifero, mangiano i tuoi avanzi, e lo fanno sorridendo. Terminato il banchetto si congedano, ti abbracciano, ti baciano, dicono che torneranno presto, che sono stati bene e che sei una padrona di casa eccezionale. E’ un piacere sapere che negli occhi della gente, nelle loro retine, ci si stampa sempre con colori e forme che non ci appartengono. E’ un piacere sapere che i loro occhi si nutrono della tua esistenza e che nella loro correzione colore, nel loro filtro cromatico, i difetti spiccano molto più del normale. Per questo hai sempre bisogno di tamponare l’emorragia con un sorriso piazzato qua e là, come a sedare gli animi delle belve, facendole stare tranquille per qualche istante. Pezzi di carne lanciati sul marciapiede e nell’arco di tempo necessario al consumo del loro pasto, puoi infilare le mani in tasca, inarcare la schiena, alzare lo sguardo al cielo, respirare profondamente e farti venire voglia di una sigaretta, subito. E’ un piacere correre in lungo e in largo per la città, pedalando veloce sulla bici, urlando mezze frasi e mezze parole tra un semaforo e l’altro e avere pure il coraggio di affermare che ti senti viva. E’ un piacere ingannarsi fin dall’inizio della serata, ricorrere ai mali estremi ed agli estremi rimedi per vivere per poche ore la sensazione che la tua vita scorra con lo stesso senso di prima. E’ un piacere credere che il cibo abbia lo stesso sapore e che la tua immagine allo specchio sia identica a quella di ieri. Non lo sarà nemmeno quella di domani rispetto a quella di oggi ma va bene così. E’ un piacere ripetersi che va bene così. E’ un piacere galvanizzarsi perché un pezzo alla radio spinge come un dannato e tu per alcuni chilometri ti credi il capo del mondo. Poi, quando finisce e parte il lento italiano non arriva più sangue al cervello e ti senti crepare esattamente al peggior incrocio della città. E’ un piacere vivere come se la vita potesse essere sempre semplice, sempre viva, sempre vita. E’ un piacere fare i conti con il proprio futuro. Non capire bene le scelte fatte. Non capire bene dove si è, perché ci si è e fin quando ci si starà. E’ un piacere dire farò, dirò, andrò, usare il tempo futuro come il sabato si usano le cannucce per bere dai cocktail degli altri. E’ un piacere credere che impegnando il proprio tempo in cose che non riguardano il tempo di prima, il tempo di adesso, sia in realtà un altro tempo. Perché il tempo è quello che è e le cose che hanno fatto il loro tempo continuano a farlo, di riflesso, anche ora. E’ un piacere, davvero un grandissimo e immenso piacere, soffrire senza riuscire a controllarne lo stimolo.

Stato d’animo: incerta sofferenza mista a sprazzi di lucida pazzia. Psicotico senso d’appartenenza a qualcosa che non esiste più. Mania di protagonismo nel sentire il bisogno di manifestarlo pubblicamente.

Tempo impiegato a mettere nero su bianco: 8 minuti.

Risultato ottenuto: un nuovo post slegato dal lavoro che riguarda solo ed esclusivamente Camilla.

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